«Vogliamo indennizzi
per le cartelle
pazze»
Icontribuenti ai quali il fisco ha inviato cartelle pazze possono chiedere un
rimborso che può superare anche i 1.000 euro. Per questo l’Intesa dei
consumatori ha attivato un call center - che inizierà a funzionare dal prossimo
22 aprile - al quale i cittadini potranno chiedere informazioni. Per Adoc,
Adusbef, Codacons, Federconsumatori, ricevere una cartella pazza comporta una
serie di disagi che devono essere risarciti.
Le associazioni hanno invitato
i contribuenti che hanno ricevuto gli avvisi sbagliati del fisco a presentare un
ricorso al giudice di pace che includa le spese documentate come le spese per il
commercialista o il costo della benzina, il tempo perso per accertare che la
cartella è sballata e lo stress. Il giro d’affari delle cartelle con errori
potrebbe aggirarsi attorno ad 1 milione di euro. È la stima dell’Adiconsum. «La
mancanza di informazioni - ha sottolineato il segretario dell’Adiconsum Paolo
Landi - a fronte di una scadenza ravvicinata del condono, pone il contribuente
in condizione di dovere pagare anche quello che non è dovuto. Landi accusa
pesantemente la rete dei concessionari: «Sono errori organizzati - afferma - ci
può essere truffa, se non addirittura estorsione».
L’associazione chiede di
sanzionare i concessionari con una multa di 100 euro per ogni cartella pazza. Ma
il direttore centrale dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ricorda: «Si
tratta solo di avvisi che non danno luogo a nessuna azione esecutiva». Gli
avvisi riguardanti i ruoli dopo il ’97 sono «sostanzialmente esatti», mentre
«qualche errore» ci può essere per le situazioni ante ’97. «Evitiamo l’effetto
Sars - concludono dall’Agenzia». E Giorgio Benvenuto dei Ds ha ricordato che il
29 aprile la vicenda condono sarà all’ordine del giorno dei lavori della
Commissione Finanze della Camera. Per Benvenuto gli errori dovrebbero essere
pari fino al 10% degli avvisi emessi, quindi 250-500.000 su 5 milioni di
lettere. E graverebbero particolarmente sui contribuenti laziali. «Non si
comprende la ratio - ha commentato Benvenuto - visto che per recuperare il 25%,
cioè 25 euro, si affronta un costo per il lavoro di ogni pratica pari a 200.000
vecchie lire».
Non solo. Benvenuto ha riferito che «tra i soggetti ritenuti
inadempienti dai concessionari ci sono quasi tutti i deputati e dipendenti della
Camera. Errore - ha spiegato - dovuto alla mancata registrazione del Cud». La
classifica degli errori più clamorosi la fa lo Sportello del contribuente
(www.contribuenti.it). Eccone alcuni: richieste di pagamenti prescritti.
Richiesta della tassa sulla partita Iva per annualità successive a quella di
cessazione dell’attività. Ruoli inviati agli eredi di contribuenti deceduti
prima dell’annualità per la quale è contestato il pagamento. Richieste di
pagamento con modalità agevolata riferite a multe e a ammende e non a sanzioni
amministrative. Comunicazioni di pagamento in relazione a tributi per i quali il
contribuente ha ottenuto lo sgravio d’ufficio. Richieste di pagamento per
importi inferiori al minimo di 16,53 euro che dovrebbero essere annullate in
modo automatico. Richieste di pagamenti già definiti con le procedure del
condono del ’92.