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SPECIALE CARTELLE PAZZE

Dal «Corriere della Sera» del 17 aprile 2003

Le scuse per gli inviti delle esattorie ad aderire alle sanatorie
Tremonti: «Vecchie tasse, basta cartelle pazze»

Il ministro: sono lettere informative, leggetele e poi potete anche stracciarle.
Il rischio di errori e la prescrizione

ROMA - «Mi dispiace e mi scuso per il disagio causato ai cittadini»: il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, si rivolge così dal Tg1 delle 20 ai contribuenti italiani investiti da una raffica di avvisi di pagamento dei concessionari, molti dei quali sbagliati. Un gesto senza precedenti, soprattutto se si considera che riguarda responsabilità dei concessionari e non dell’amministrazione finanziaria. Chi però lo ha avvicinato negli ultimi giorni sa che il ministro è molto irritato con le esattorie. Al punto da promettere iniziative drastiche, che hanno il sapore di una resa dei conti. «E’ un sistema che sarà riformato», annuncia. La preoccupazione del ministro è che l’episodio possa interferire con la buona riuscita dell’operazione condono. Le cartelle in questione riguardano infatti solo le somme già iscritte a ruolo da tempo e consegnate ai concessionari perché procedano alla riscossione. C’è di tutto: dalle multe alle tasse accertate e contestate. Spesso vecchissime e talvolta anche già pagate.

Invece il condono tombale, la sanatoria più importante per le casse del fisco prevista dalla Finanziaria, ha un raggio d’azione molto più ampio poiché può essere utilizzato da tutti coloro che non hanno pagato le tasse dovute negli ultimi cinque anni e vogliono mettersi in regola senza rischiare accertamenti e cartelle. 
Inoltre i disagi causati dalle cartelle, spesso sbagliate o poco chiare, spedite a milioni di contribuenti proprio a ridosso delle prossime elezioni amministrative, rischiano di avere anche serie ripercussioni politiche. Tanto più per una maggioranza che punta molto sull’impegno preso di far pagare meno tasse agli italiani. 

Insomma, un bel guaio. L’arrivo delle cartelle, sia che siano sbagliate o corrette, «non deve essere ragione di angoscia» dice il ministro. Quei «pezzi di carta», aggiunge «sono semplicemente un invito a fare il condono». Non «un obbligo, ma una facoltà». Così chi li riceve «può anche stracciarli dopo averli letti». Le cartelle cioè non sono una richiesta di pagamento ma solo «un documento informativo», sempre che non siano sbagliate o talmente vecchie da essere prescritte. Se cioè le cartelle riguardano versamenti contestati e dovuti dal contribuente questo li può condonare pagando la percentuale prevista del 25%.

Oppure può seguire l’iter consueto e cioè chiedere spiegazioni e contestare la richiesta correndo però il rischio di dover pagare senza sconti una volta scaduti i termini. Ma per Tremonti non finisce qui. Irritato con i concessionari ha ordinato un’inchiesta per verificare le responsabilità. Se l’indagine confermerà colpe che vadano al di là di un «comportamento superficiale», scatteranno le sanzioni previste dal «contratto» esistente tra l’amministrazione e le esattorie.

Stefania Tamburello

 

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