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I
TARTASSATI |
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Il titolo prende chiaramente spunto da un celebre
film di Totò, eppure la realtà non si discosta molto dalla finzione come
dimostra un sondaggio condotto dal Centro Studi Associazione Artigiani di
Mestre. E' questo, infatti, l'appellativo più giusto per i contribuenti di
Taranto che sono risultati i più "tartassati" d'Italia. Tale sorprendente risultato si evince prendendo in considerazione tutte le imposte gravanti sulle persone fisiche: dall'Irpef, diversificata per scaglioni di reddito ma con aliquote uguali in tutta Italia, alle addizionali regionali e comunali, variabili da regione a regione e da comune a comune, all'Ici, anch'essa stabilita in base a delibere comunali ad hoc. Considerando un reddito medio annuo di 15.493 euro (pari a 30 milioni delle vecchie lire), a Taranto si pagano 3.313 euro di tasse (più di 6 milioni) mentre per lo stesso reddito a Bolzano si versano 2.840 euro, con una differenza considerevole di ben 473 euro (915.000 lire). Il primato negativo di Taranto è dovuto essenzialmente a 3 fattori: innanzitutto, un'elevatissima aliquota Ici per la prima casa pari al 6,25 per mille seguita da un'addizionale comunale pari allo 0,4% e da un'addizionale regionale dell'1,4% tra le più alte d'Italia. La situazione non migliora di molto se si analizza il quadro generale dei contribuenti italiani, fatta eccezione per Bolzano, un vero e proprio "paradiso fiscale", dove si registra un'addizionale comunale del 0,2% e un'addizionale regionale ancorata al livello base. Se il 2002 può essere indicato come l'anno zero per il federalismo fiscale, gli effetti che ne sono derivati non possono di certo essere considerati entusiasmanti. Si è notato, infatti, che con il decentramento tributario molte Regioni, come la Puglia, la Lombardia, le Marche, il Piemonte, l'Umbria e il Veneto hanno aumentato l'addizionale regionale dall'aliquota base dello 0,9% all'1,4% per coprire la maggiore spesa sanitaria così come molti Comuni hanno portato l'aliquota dell'addizionale comunale al livello massimo dello 0,5% e alcuni hanno per la prima volta introdotto tale imposta. In definitiva, il federalismo fiscale si è risolto in un aumento indiscriminato della pressione tributaria, un utile strumento nelle mani delle amministrazioni locali per far quadrare i loro bilanci. In teoria, invece, non era stato concepito affinché il livello dell'imposizione fosse proporzionalmente commisurato alla qualità dei servizi offerti ai contribuenti dagli enti locali? Al momento, purtroppo, tale relazione è alquanto sconosciuta agli occhi degli amministratori locali e la strada delle riforme non sembra essere partita con il giusto orientamento. |
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Dott.ssa Serena Pane per Contribuenti.it
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