INDICE EDIZIONI Sabato 19 Aprile 2003

«Vogliamo indennizzi
per le cartelle pazze»

Icontribuenti ai quali il fisco ha inviato cartelle pazze possono chiedere un rimborso che può superare anche i 1.000 euro. Per questo l’Intesa dei consumatori ha attivato un call center - che inizierà a funzionare dal prossimo 22 aprile - al quale i cittadini potranno chiedere informazioni. Per Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori, ricevere una cartella pazza comporta una serie di disagi che devono essere risarciti.
Le associazioni hanno invitato i contribuenti che hanno ricevuto gli avvisi sbagliati del fisco a presentare un ricorso al giudice di pace che includa le spese documentate come le spese per il commercialista o il costo della benzina, il tempo perso per accertare che la cartella è sballata e lo stress. Il giro d’affari delle cartelle con errori potrebbe aggirarsi attorno ad 1 milione di euro. È la stima dell’Adiconsum. «La mancanza di informazioni - ha sottolineato il segretario dell’Adiconsum Paolo Landi - a fronte di una scadenza ravvicinata del condono, pone il contribuente in condizione di dovere pagare anche quello che non è dovuto. Landi accusa pesantemente la rete dei concessionari: «Sono errori organizzati - afferma - ci può essere truffa, se non addirittura estorsione».
L’associazione chiede di sanzionare i concessionari con una multa di 100 euro per ogni cartella pazza. Ma il direttore centrale dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ricorda: «Si tratta solo di avvisi che non danno luogo a nessuna azione esecutiva». Gli avvisi riguardanti i ruoli dopo il ’97 sono «sostanzialmente esatti», mentre «qualche errore» ci può essere per le situazioni ante ’97. «Evitiamo l’effetto Sars - concludono dall’Agenzia». E Giorgio Benvenuto dei Ds ha ricordato che il 29 aprile la vicenda condono sarà all’ordine del giorno dei lavori della Commissione Finanze della Camera. Per Benvenuto gli errori dovrebbero essere pari fino al 10% degli avvisi emessi, quindi 250-500.000 su 5 milioni di lettere. E graverebbero particolarmente sui contribuenti laziali. «Non si comprende la ratio - ha commentato Benvenuto - visto che per recuperare il 25%, cioè 25 euro, si affronta un costo per il lavoro di ogni pratica pari a 200.000 vecchie lire».
Non solo. Benvenuto ha riferito che «tra i soggetti ritenuti inadempienti dai concessionari ci sono quasi tutti i deputati e dipendenti della Camera. Errore - ha spiegato - dovuto alla mancata registrazione del Cud». La classifica degli errori più clamorosi la fa lo Sportello del contribuente (www.contribuenti.it). Eccone alcuni: richieste di pagamenti prescritti. Richiesta della tassa sulla partita Iva per annualità successive a quella di cessazione dell’attività. Ruoli inviati agli eredi di contribuenti deceduti prima dell’annualità per la quale è contestato il pagamento. Richieste di pagamento con modalità agevolata riferite a multe e a ammende e non a sanzioni amministrative. Comunicazioni di pagamento in relazione a tributi per i quali il contribuente ha ottenuto lo sgravio d’ufficio. Richieste di pagamento per importi inferiori al minimo di 16,53 euro che dovrebbero essere annullate in modo automatico. Richieste di pagamenti già definiti con le procedure del condono del ’92.