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Cartelle pazze, rimborsi oltre 1.000 euro
Adiconsum: per i concessionari un giro d’affari di circa 1 milione
I contribuenti che hanno ricevuto gli avvisi sbagliati dal fisco possono far ricorso
I CONTRIBUENTI raggiunti dalle cartelle pazze, potranno chiedere un rimborso che può superare anche i 1.000 euro a risarcimento dei disagi e dello stress subito. Per questo l'Intesa dei Consumatori ha attivato un call center, che inizierà a funzionare dal prossimo 22 aprile, dove i cittadini potranno chiedere informazioni sulle modalità dei ricorsi da presentare al giudice di pace.
Per le quattro associazioni che compongono l'Intesa (Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori) ricevere una cartella pazza comporta una serie di disagi che devono essere risarciti. Per questo le associazioni hanno invitato i contribuenti che hanno ricevuto gli avvisi sbagliati del fisco a presentare ricorso al giudice di pace di fronte al quale «si potrà chiedere un risarcimento fino a 1.032 euro che includa le spese documentate come le spese per il commercialista o il costo della benzina, il tempo perso per accertare che la cartella è sballata, lo stress generato dal ricevere la cartella pazza». E da martedì ci sarà anche un call center per dare spiegazioni su come presentare ricorso.
Il giro d'affari delle cosiddette cartelle pazze potrebbe aggirarsi attorno ad 1 milione di euro. È la stima dell'Adiconsum relativa alle entrate per i concessionari ottenute con i pagamenti dei contribuenti anche in caso di errori.
«La mancanza di sufficienti informazioni - ha sottolineato il segretario dell'Adiconsum Paolo Landi - a fronte di una scadenza ravvicinata del condono, pone il contribuente in condizione di dovere pagare anche quello che non è dovuto. Tutto questo - spiega l'associazione dei consumatori - per evitare code agli sportelli delle esattorie per ricevere informazioni e ragguagli, per evitare onorari ai commercialisti, per non dover perdere giornate di lavoro per poter presentare ricorso». Landi accusa pesantemente la rete dei concessionari: «Sono errori organizzati - afferma - ci può essere truffa, se non addirittura estorsione». L'associazione promossa dalla Cisl chiede dunque di sanzionare i concessionari con una multa di 100 euro per ogni cartella pazza emessa e un decreto del ministro per annullare tutte le comunicazioni emesse che non rispettano l'obbligo di informazione e trasparenza previsto dallo Statuto del contribuente. Nessuno è al riparo dalle cartelle pazze. Possono arrivare avvisi con inviti a fare il condono per imposte già pagate o prescritte o per aziende cessate; per tasse non pagate quando si aveva 2 anni o risalenti a più di 30 anni fa. Un avviso anche agli eredi: occhio alla data per le tasse non pagate da parenti deceduti: stanno arrivando cartelle pazze anche relative agli anni d'imposta successivi alla morte del caro estinto. I responsabili dello Sportello del Contribuente (www.contribuenti.it) hanno stilato una classifica degli errori, commessi dai concessionari in questi giorni. Tra questi ci sono alcune comunicazioni relative agli anni 70 o precedenti), la richiesta della tassa sulla partita Iva per annualità successive a quella di cessazione dell'attività, ruoli inviati agli eredi di contribuenti deceduti prima dell'annualità per la quale è contestato il pagamento.

sabato 19 aprile 2003
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