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LA TASSAZIONE DELLE RENDITE FINANZIARIE

I REDDITI DI CAPITALE

Tra le molte modifiche introdotte nel nostro sistema tributario negli ultimi anni, di particolare importanza è la riforma del regime impositivo dei redditi di capitale e delle rendite finanziarie.
Sono “redditi di capitale” gli interessi corrispettivi, gli utili e i proventi derivati dall’impiego di un capitale (tipicamente, i dividendi azionari).

Sono “guadagni di capitale” le plusvalenze derivanti da atti di negoziazione, da rimborso di titoli, nonché i proventi aleatori.

I redditi di capitali

La tipologia dei redditi di capitale può essere sostanzialmente ricondotta a due grandi gruppi:

  • i proventi derivanti dalla partecipazione in società ed enti, come gli utili distribuiti dalle società di capitale, tra cui Spa, Srl, etc. (dividendi);

  • gli interessi e altri proventi derivanti in senso lato da prestiti, cioè mutui o altre forme di credito.

In particolare, rientrano tra gli altri redditi di capitale:

  • gli interessi e gli altri proventi da mutui, depositi e conti correnti; le rendite perpetue e le prestazioni annue perpetue di cui agli articoli 1861 e 1869 del Codice civile. Si tratta delle rendite perpetue dovute a titolo di corrispettivo per il trasferimento di un immobile o per la cessione di un capitale, nonché di quelle imposte quali oneri al donatario e delle prestazioni annue perpetue a qualsiasi titolo dovute, anche se disposte per testamento e dei compensi per prestazioni di garanzie personali (fideiussioni) o reali (pegni o ipoteche) assunte in favore di terzi;

  • gli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione e contratti di cointeressenza indicati nel primo comma dell’articolo 2554 del Codice civile (nel caso in cui l’apporto è costituito esclusivamente dalla prestazione di lavoro, le partecipazioni agli utili costituiscono, tuttavia, redditi di lavoro autonomo);

  • i proventi derivanti dalla gestione, nell’interesse collettivo di pluralità di soggetti, di masse patrimoniali costituite con somme di denaro e beni affidati da terzi o provenienti dai relativi investimenti;

  • i proventi derivanti da operazione di riporto e di pronti contro termine su titoli e valute;

  • i proventi derivanti dalle operazioni di prestito titoli;

  • gli altri interessi e ogni altro provento in misura definita derivante dall’impiego di capitale, esclusi gli interessi compensativi e i redditi derivanti da rapporti attraverso cui possono essere realizzati differenziali positivi e negativi in dipendenza di un evento incerto.

La tassazione dei redditi di capitale

I redditi di capitale sono tassabili sulla base del principio di cassa, senza la possibilità di dedurre gli eventuali costi che sono stati sostenuti per la loro produzione. 

Essi sono soggetti alle ritenute alla fonte da parte dei sostituti d’imposta che li erogano. In genere, tranne che per ipotesi particolari, la ritenuta - nella misura del 12,50 per cento - è applicata a titolo d’imposta (e cioé in forma definitiva) nei confronti delle persone fisiche non esercenti attività di impresa commerciale.

Qualora gli interessi e gli altri proventi siano stati assoggettati alla ritenuta a titolo d’imposta, il contribuente è esonerato dalla loro indicazione nella dichiarazione dei redditi.

Dividendi di fonte italiana

Sugli utili di società ed enti italiani si applica una ritenuta a titolo d’imposta con l’aliquota del 12,50 per cento. La ritenuta è operata quando gli utili sono effettivamente corrisposti nei confronti di:

  • persone fisiche residenti che possiedono partecipazioni rappresentate da azioni nominative o da quote;

  • persone fisiche residenti socie di banche popolari cooperative.

La ritenuta è applicata dalle società o enti partecipati o dai soggetti incaricati del pagamento dei dividendi, a condizione che venga effettuata un’espressa attestazione nella quale la persona fisica dichiari di possedere partecipazioni non qualificate e che le partecipazioni non siano relative ad una impresa commerciale.

Qualora detta attestazione non sia rilasciata, il sostituto d’imposta deve astenersi dall’applicazione della ritenuta.

Il socio che abbia presentato l’attestazione può in ogni caso rinunciare alla ritenuta facendone espressa richiesta all’atto della riscossione degli utili.

Pertanto, soltanto se il socio non ha rilasciato l’attestazione prevista oppure ha rinunciato all’applicazione della ritenuta a titolo d’imposta all’atto della riscossione degli utili, gli utili concorrono a formare il reddito complessivo della persona fisica e per essi compete il credito d’imposta sui dividendi nelle misure previste dall’articolo 14 del Tuir.

Sono definite partecipazioni qualificate le azioni - diverse dalle azioni di risparmio - e ogni altra partecipazione al capitale o al patrimonio di società o enti, compresi i diritti o titoli attraverso cui possono essere acquisite dette partecipazioni, che rappresentino, complessivamente, una percentuale di diritti di voto esercitabili nell’assemblea ordinaria superiore al 2 o al 20% ovvero rappresentino una partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 5 o al 25%, a seconda che si tratti o meno di titoli quotati nei mercati regolamentati .

Pertanto, sugli utili di fonte italiana, non va operata alcuna ritenuta:

  •  sugli utili corrisposti a persone fisiche residenti in relazione a partecipazioni qualificate;

  • sugli utili corrisposti in relazione a partecipazioni, anche non qualificate, relative all’impresa, ossia facenti parte del patrimonio aziendale di imprenditori individuali, società ed enti commerciali;

  • sugli utili corrisposti a persone fisiche residenti in relazione a partecipazioni rappresentate da azioni nominative o da quote o a soci di banche popolari cooperative nel caso in cui ne facciano espressa richiesta all’atto della riscossione degli utili.

Come già detto, la ritenuta trova applicazione soltanto nei confronti delle persone fisiche residenti; pertanto, sugli utili attribuiti ai soggetti diversi dalle persone fisiche (enti non commerciali, comprese le ONLUS, fondi comuni di investimento mobiliare soggetti ad imposta sostitutiva sul risultato della gestione, SICAV e società residenti di qualsiasi tipo) la ritenuta non deve essere applicata.

Nessuna ritenuta si applica, inoltre, se i dividendi sono percepiti nell’ambito di rapporti di gestione patrimoniale di portafoglio per i quali sia stata esercitata la relativa opzione.

Pertanto, quando gli utili non sono stati assoggettati a ritenuta (ad esempio, quelli relativi a partecipazioni qualificate) ovvero nel caso in cui la ritenuta sia stata applicata a titolo di acconto (ad esempio, utili di fonte estera oppure utili deliberati ante 1° luglio 1998 assoggettati alla ritenuta del 10 per cento a titolo di acconto), il contribuente è tenuto all’indicazione degli utili stessi in dichiarazione dei redditi. Naturalmente, in tutti i casi in cui il dividendo concorre a formare il reddito imponibile del percipiente compete il credito d’imposta di cui all’articolo 14 del Tuir. 

Detto credito d’imposta è pari al:

  • 58,73% degli utili deliberati a decorrere dal secondo esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 1996 (in genere, dal 1998);

ESEMPIO IN LIRE (*)
Dividendo di fonte italiana L. 1500
(Ai fini dell’applicazione dell’imposta, 
l’ammontare del credito d’imposta 
è computato in aumento del reddito 
complessivo)


L. 1500

Reddito imponibile 

L. 2.380,95 

Imposta relativa 
(aliquota marginale del 33%) 

L. 786 

Credito d’imposta sui dividendi

L. 881

Imposta a credito

L. 95

* Dal 28 febbraio 2002 la lira non è più in circolazione
  • 56,25% (ossia nove sedicesimi) degli utili deliberati entro il primo esercizio successivo in corso al 31.12.1996 (in genere, entro il 1997);

  • 56,25% (ossia nove sedicesimi) degli utili deliberati a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 1 gennaio 2001;

  • 25% degli utili deliberati entro il primo esercizio successivo a quello in corso al 31.12.1996 (in genere, entro il 1997).

Talvolta il credito d’imposta non può essere utilizzato a scomputo delle imposte dovute dal contribuente sul reddito complessivo (come nell’esempio precedente), ma può essere utilizzato solamente a riduzione delle imposte dovute sull’utile stesso.

In tal caso, al dividendo corrisponde un “credito d’imposta limitato”. 

Il credito d’imposta limitato si considera utilizzato prima degli altri crediti d’imposta ed è portato in detrazione fino a concorrenza della quota dell’imposta netta relativa agli utili per i quali è attribuito, determinata in base al rapporto tra l’ammontare di detti utili comprensivo del credito d’imposta limitato e l’ammontare del reddito complessivo comprensivo del credito stesso e al netto delle perdite di precedenti periodi d’imposta ammesse in diminuzione.

Può anche verificarsi il caso in cui il credito d’imposta non sia spettante neanche in misura limitata. Si tratta di:

  • utili la cui distribuzione sia stata deliberata da enti commerciali prima della chiusura dell’esercizio in corso al 1° gennaio 1998;

  • utili deliberati da enti non commerciali;

  • utili deliberati da società ed enti non residenti;

  • utili percepiti dall’usufruttuario quando la costituzione o la cessione del diritto di usufrutto è stata posta in essere da soggetti non residenti privi di stabile organizzazione in Italia;

  • utili la cui distribuzione è stata deliberata anteriormente alla data di acquisto delle partecipazioni, con riguardo ai soggetti che le acquistano da fondi comuni di investimenti mobiliare o da Sicav.

La tipologia del credito d’imposta è riconosciuta dalla società erogante ed emerge dalla certificazione rilasciata al contribuente (ex modello RAD A).

Dividendi di fonte estera

Sugli utili di fonte estera, ossia sugli utili corrisposti da soggetti non residenti, il sostituto d’imposta residente che interviene nella loro riscossione deve operare una ritenuta a titolo d’acconto nella misura del 12,50 per cento qualora gli utili siano corrisposti a persone fisiche residenti e si riferiscano a partecipazioni non relative ad una impresa commerciale.

A differenza di quanto disposto per gli utili corrisposti da soggetti residenti, la ritenuta deve essere applicata a titolo d’acconto anche per quelli relativi a partecipazioni qualificate. Pertanto, vanno sempre riportati nella dichiarazione dei redditi non essendo prevista la possibilità di optare per il prelievo a titolo definitivo.

Decorrenza delle nuove disposizioni

Le nuove disposizioni di cui sopra hanno trovato applicazione con riferimento agli utili la cui distribuzione sia stata deliberata a partire dal 1° luglio 1998 mentre, per quanto riguarda gli utili la cui distribuzione sia stata deliberata anteriormente a tale data, continuano ad applicarsi le disposizioni previgenti che prevedevano l’applicazione generalizzata di una ritenuta a titolo d’acconto del 10 per cento al momento della loro deliberazione.

Fonte: Ministero delle Finanze - Ufficio per l'informazione del contribuente

 

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