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LA TASSAZIONE DELLE RENDITE FINANZIARIE

I REDDITI DI NATURA FINANZIARIA

Sono qualificabili redditi diversi di natura finanziaria, le plusvalenze e i redditi derivanti dalle seguenti operazioni:

  • cessioni a titolo oneroso di partecipazioni qualificate, ossia la cessione di azioni - diverse dalle azioni di risparmio - e di ogni altra partecipazione al capitale o al patrimonio di società ed enti, nonché le cessioni di diritti o titoli attraverso cui possono essere acquisite dette partecipazioni, qualora le partecipazioni, i diritti o i titoli ceduti rappresentino, complessivamente, una percentuale di diritti di voto esercitabili nell'assemblea ordinaria superiore al 2 o al 20 per cento ovvero rappresentino una partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 5 o al 25 per cento, a seconda che si tratti o meno di titoli negoziati in mercati regolamentati italiani o esteri;

  • cessioni a titolo oneroso di azioni e di ogni altra partecipazione al capitale o al patrimonio di società ed enti, nonché i titoli, i diritti o i rapporti che danno diritto ad acquistarle, che rappresentino una percentuale di diritti di voto o una percentuale di partecipazione al capitale pari o inferiore a quelle indicate nel punto precedente;

  • cessioni a titolo oneroso ovvero rimborso di titoli o di certificati di massa, diversi da quelli di natura partecipativa (ad esempio, obbligazioni e titoli similari, certificati d'investimento e cambiali finanziarie, titoli atipici quali i certificati rappresentativi di contratti di associazione in partecipazione, titoli rappresentativi di quote di partecipazione a fondi comuni d'investimento, certificati di deposito, cambiali e accettazioni bancarie); 

  • cessioni a titolo oneroso di valute estere e di metalli preziosi allo stato grezzo o monetato, oggetto di cessione a termine o rinvenienti da depositi

  • conti correnti;

  • cosiddetti "contratti derivati", nonché i redditi derivanti da ogni altro contratto a termine che presenta la caratteristica di poter essere "chiuso" o eseguito in forma differenziale ossia con il pagamento di semplici differenze di prezzo.

  • cessione a titolo oneroso ovvero chiusura anticipata di rapporti produttivi di redditi di capitale e mediante cessione a titolo oneroso o rimborso di crediti pecuniari o di strumenti finanziari, nonché quelli realizzati mediante rapporti attraverso cui possono essere conseguiti differenziali positivi e negativi in dipendenza di un evento incerto. 

Per quanto riguarda le valute estere la norma assoggetta a tassazione soltanto le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso delle valute di cui si sia acquisita o mantenuta la disponibilità per finalità di investimento. A tal fine è stata introdotta una presunzione assoluta: la finalità di investimento si ritiene sussistere tutte le volte che le valute sono depositate su depositi e conti correnti o hanno costituito oggetto di cessione a termine.

La stessa norma, inoltre, equipara il prelievo di valute dal deposito o conto corrente alla cessione a titolo oneroso. Tuttavia, al fine di evitare la tassazione di fattispecie non significative, la tassazione delle cessioni di valute rinvenienti da depositi o conti correnti si verifica soltanto nel caso in cui la giacenza massima dei depositi e conti correnti intrattenuti sia superiore a 51.6645,69 euro (100 milioni di lire) per almeno 7 giorni lavorativi continui.

Le plusvalenze e i redditi derivanti dalle operazioni sopra elencate costituiscono redditi diversi se conseguiti da persone fisiche (al di fuori dell'esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o della qualità di lavoratore dipendente), da società semplici e da soggetti ad esse equiparati, dagli enti non commerciali, sempreché l'operazione non sia effettuata nell'esercizio di imprese commerciali e dai soggetti non residenti se il reddito si considera prodotto nel territorio dello Stato.

"I contratti derivati" sono quelli realizzati mediante due diversi tipi di contratti a termine: contratti a termine di tipo traslativo: dai quali deriva l'obbligo di cedere o acquistare a termine strumenti finanziari, valute, metalli preziosi o merci; contratti a termine di tipo differenziale: dai quali deriva l'obbligo di ricevere o effettuare a termine uno o più pagamenti collegati a tassi di interesse, a quotazioni o valori di strumenti finanziari, di valute estere, di metalli preziosi o di merci e ad ogni altro parametro di natura finanziaria. 

I redditi derivanti dai contratti della prima categoria sono riconducibili a tassazione come redditi diversi soltanto quando siano eseguiti in forma differenziale, ad esempio i contratti future su titoli di Stato e i contratti di opzione su titoli, valute, merci (grano, caffè, soia, rame) o metalli preziosi, i quali prevedono la consegna dell'attività sottostante, e ogni altro contratto simile, quali i contratti di compravendita a termine o i contratti a premio, nei casi in cui essi siano portati ad esecuzione attraverso il pagamento di un differenziale di denaro.

Fanno parte della seconda categoria: i contratti future su indici e i contratti di opzione su tassi di interesse, indici o altri parametri di carattere finanziario, i contratti di swap (cross currency swap e interest rate swap, con esclusione del contratto di currency swap: riporto o pronti contro termine su valuta, rientrante tra i redditi di capitale ai sensi dell'art. 41, lettera g-bis del Testo unico delle imposte sui redditi, i contratti di forward rate agreement (contratti forward su tassi di interesse) e ogni altro contratto simile.

La tassazione dei redditi diversi

La particolarità dei redditi diversi di natura finanziaria consiste nel fatto che essi scontano un'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi ad aliquota proporzionale e, pertanto, non sono soggetti alle aliquote progressive applicabili nell'anno in cui essi vengono realizzati.

Ai fini dell'applicazione dell'imposta sostitutiva, è stata prevista la possibilità per il contribuente di scegliere tra tre differenti regimi: gestito, amministrato e dichiarativo.

È opportuno sottolineare che, adottando uno dei primi due regimi (gestito o amministrato), il contribuente viene sollevato da tutti gli adempimenti di carattere fiscale, che sono, invece, svolti da intermediari autorizzati. Per questo motivo, relativamente a tali redditi, non è tenuto neppure a presentare la dichiarazione dei redditi. Scegliendo, invece, il regime della dichiarazione, il contribuente deve compilare un apposito quadro della dichiarazione dei redditi, determinare la base imponibile, calcolare e versare la relativa imposta. I contribuenti che adottano il regime dichiarativo devono compilare l'apposito quadro anche quando intendono utilizzare, entro i quattro anni successivi, eventuali minusvalenze prodotte dal loro investimento.

Il regime della dichiarazione

È caratterizzato dalla tassazione "al realizzo" dei redditi diversi con imposta sostitutiva dovuta dal contribuente in dichiarazione, dalla compensazione fra plusvalenze e minusvalenze con possibilità di riportare a nuovo le eventuali minusvalenze eccedenti, dall'applicazione del meccanismo dell'equalizzatore e del monitoraggio fiscale.

Ai fini dell'applicazione dell'imposta sostitutiva il contribuente deve determinare la base imponibile dell'imposta sostitutiva tenendo distinte le cessioni di partecipazioni qualificate dagli altri redditi diversi. 

In particolare, occorre effettuare la somma algebrica dei componenti di reddito riconducibili a ciascuna delle seguenti due tipologie:

  • sulla prima - comprendente le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni qualificate, si applica l'imposta sostitutiva con l'aliquota del 27%; 

  • sulla seconda - comprendente le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni non qualificate e gli altri redditi diversi, si applica l'imposta sostitutiva con l'aliquota del 12,50%.

Le predette plusvalenze e redditi devono essere indicati distintamente nella dichiarazione dei redditi.

L'imposta sostitutiva complessivamente dovuta deve essere corrisposta mediante versamento diretto nei termini e nei modi previsti per il versamento delle imposte sui redditi dovute a saldo in base alla dichiarazione dei redditi.

Il regime opzionale del risparmio amministrato

È caratterizzato anch'esso dalla tassazione "al realizzo" dei redditi diversi mediante applicazione dell'imposta sostitutiva su ogni singola operazione ad opera degli intermediari presso i quali i titoli o gli atri strumenti finanziari sono depositati, dall'applicazione del meccanismo dell'equalizzatore, dall'esclusione del monitoraggio fiscale.

L'opzione per l'applicazione del regime amministrato non può essere esercitata con riferimento alle plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni qualificate e a quelle relative a depositi in valuta.

L'opzione si riferisce alle singole plusvalenze realizzate e può essere esercitata a condizione che i titoli, le quote o i certificati siano in custodia o in amministrazione presso banche e società di intermediazione mobiliare e altri soggetti individuati in appositi decreti del Ministro del Tesoro e delle Finanze. Con decreto ministeriale sono stati individuati, tra gli intermediari abilitati, anche le società fiduciarie, gli agenti di cambio e le Poste S.p.A. per i titoli dalle stesse collocati.

Il contribuente può esercitare l'opzione mediante comunicazione sottoscritta contestualmente al conferimento dell'incarico all'intermediario e all'apertura del deposito o conto corrente. L'opzione ha effetto per tutto il periodo d'imposta e può essere revocata entro la scadenza di ciascun anno solare, con effetto per il periodo d'imposta successivo.

Le banche, le SIM e gli altri soggetti autorizzati applicano in tal modo l'imposta sostitutiva del 12,50 per cento su ogni singola plusvalenza, differenziale positivo o provento percepito dal contribuente.

Assumono, inoltre, rilevanza, in tale sistema le minusvalenze e le perdite realizzate nell'ambito delle singole operazioni: l'intermediario le computa in diminuzione, fino a concorrenza, dalle plusvalenze o dai proventi realizzati nelle successive operazioni riconducibili al medesimo rapporto effettuate nello stesso periodo d'imposta e nei successivi, ma non oltre il quarto.
Il contribuente che revochi l'opzione o chiuda il rapporto con l'intermediario, può recuperare le minusvalenze:

  • portandole in deduzione in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi;

  • portandole in deduzione dalle plusvalenze o proventi realizzati nell'ambito di un altro rapporto di amministrazione per il quale eserciti l'opzione.

L'intermediario è tenuto a rilasciare al contribuente apposita certificazione contenente i dati necessari per consentire la deduzione delle minusvalenze. 

Il regime opzionale del risparmio gestito

È un regime di tassazione delle plusvalenze e dei redditi di natura finanziaria che si fonda sul criterio della maturazíone (e che, quindi, comporta una anticipazione dell'imposizione rispetto ai regimi della dichiarazione e del risparmio amministrato, i quali si basano invece sull'opposto criterio del realizzo). Optando per tale regime, l'imposta sostitutiva non viene applicata sulle singole plusvalenze e altri redditi diversi realizzati nell'ambito della gestione, ma sul risultato di gestione maturato al termine di ciascun periodo d'imposta, ad opera di un intermediario abilitato al quale il contribuente abbia conferito l'incarico di gestire masse patrimonialí, costituite da somme di denaro o da beni non relativi all'impresa.

Tale regime non può trovare applicazione per le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni, titoli o diritti rappresentativi di una partecipazione qualificata. Come già visto, infatti, per queste ultime, la legge prevede soltanto l'assolvimento delle imposte con la dichiarazione annuale dei redditi.

L'applicazione di tale regime comporta, inoltre, l'esclusione del meccanismo dell'equalizzatore e del monitoraggio fiscale.

La tassazione sul risultato di gestione maturato nel periodo d'imposta, prevede che sia i redditi diversi che i redditi di capitale conseguiti nella gestione e imputati al patrimonio gestito siano assoggettati a tassazione in base al risultato complessivo maturato, con applicazione dell'imposta sostitutiva con l'aliquota del 12,50% ad opera del gestore; è, inoltre, consentito, compensare i risultati negativi complessivi di un periodo d'imposta con quelli positivi dei periodi successivi.

Sono esclusi dal risultato di gestione i redditi esenti, esclusi da tassazione o soggetti a ritenuta a titolo d'imposta o ad imposta sostitutiva, per i quali rimane fermo il trattamento fiscale previsto specificamente.

Il contribuente può esercitare l'opzione mediante comunicazione sottoscritta rilasciata al soggetto gestore all'atto della stipula del contratto e, nei casi di rapporti già in essere, prima dell'inizio del periodo d'imposta. L'opzione è vincolante per tutto il periodo d'imposta e può essere revocata entro la scadenza di ciascun anno solare, con effetto per il periodo d'imposta successivo.

Nel caso in cui in un anno il risultato della gestione dovesse risultare negativo, l'importo corrispondente può essere computato in diminuzione del risultato di gestione dei periodi d'imposta successivi, ma non oltre il quarto. Non è invece consentito portare tale perdita in diminuzione del risultato positivo conseguito nello stesso periodo d'imposta in altre gestioni.

Il risultato negativo della gestione che risulta alla conclusione del contratto, appositamente certificato dal gestore, può essere utilizzato in dichiarazione o in altro rapporto amministrato intestato allo stesso contribuente.

L'imposta sostitutiva del 12,50 dovuta sul risultato maturato della gestione viene prelevata e versata dal soggetto gestore. Qualora non vi siano le disponibilità liquide necessarie per eseguire il versamento dell'imposta, il soggetto gestore può effettuare disinvestimenti di strumenti finanziari presenti nel patrimonio gestito, salvo che il contribuente non fornisca le somme necessarie.

L'equalizzatore

Al fine di rendere equivalente dal punto di vista finanziario la modalità di tassazione delle plusvalenze e dei redditi di natura finanziaria utilizzate nell'ambito del regime gestito, che si fonda sul criterio della maturazione, rispetto ai regimi della dichiarazione dei redditi e del risparmio amministrato, che si basano sull'opposto criterio del realizzo è stato introdotto uno speciale meccanismo chiamato "equalizzatore".

Tuttavia l'art. 9 del D.L. 25 settembre 2001, n.350, convertito dalla legge n. 409 del 23 novembre 2001, ha sancito l'abrogazione del cosiddetto "equalizzatore" delle plusvalenze e di taluni redditi da capitale, divenuto operativo in data 1° gennaio 2001 a seguito dell'emanazione del decreto del Ministro delle finanze del 4 agosto 2000.

Solo per il periodo dal 1° gennaio 2001 al 3 agosto 2001 il meccanismo dell'equalizzatore resta in vigore e continua ad applicarsi. Non si fa luogo al rimborso o ripetizione di quanto dovuto a titolo di ritenuta o imposta sostitutiva.

Fonte: Ministero delle Finanze - Ufficio per l'informazione del contribuente

 

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